Funzione e meccanismo d’azione delle immunoglobuline. È un anticorpo monoclonale IgG1κ interamente umano approvato nel 2011 dalla FDA per il trattamento del melanoma avanzato (metastatico o inoperabile) in soggetti adulti e sui quali siano state provate altre terapie. Per le istruzioni sulla preparazione e manipolazione del medicinale prima della somministrazione, vedere il paragrafo 6.6. Per diluire il concentrato di OPDIVO è possibile utilizzare: una soluzione iniettabile di sodio cloruro 9 mg/mL (0,9%); oppure. 13,0% (n = 69; 95% IC: 6,1; 23,3) e del 12,0% (n=25; 95% IC: 2,5; 31,2), rispettivamente. Carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). I campioni di tessuto tumorale pre-studio sono stati sistematicamente raccolti prima della randomizzazione al fine di condurre le analisi di efficacia pre-pianificate secondo l’espressione tumorale del PD-L1. Dallo studio sono stati sono stati esclusi i pazienti con precedente malattia autoimmune e con qualsiasi condizione che ha richiesto un trattamento sistemico con corticosteroidi (dose di prednisone ≥ a 10 mg o equivalente al giorno) o altri medicinali immunosoppressivi, così come i pazienti sottoposti a precedente terapia per il melanoma (ad eccezione di pazienti sottoposti a chirurgia, radioterapia adiuvante dopo resezione neurochirurgica di lesioni del sistema nervoso centrale e precedente interferone adiuvante completato un numero di mesi ≥6 prima della randomizzazione), precedente terapia con anti-PD-1, anti-PD-L1, anti-PD-L2, anti-CD137, o anticorpi anti CTLA-4 (incluso ipilimumab o qualsiasi altro anticorpo o farmaco che specificatamente ha come target la. Il performance status ECOG era pari a 0 (90%) o 1 (10%). settimane dopo l’inizio del trattamento e continuata successivamente fino a progressione di malattia o interruzione del trattamento. Sono stati esclusi dallo studio i pazienti con storia di metastasi cerebrali o con metastasi cerebrali concomitanti, precedente trattamento con un inibitore del mammalian target of rapamycin (mTOR), malattia autoimmune attiva, o pazienti affetti da condizioni mediche che richiedevano un’immunosoppressione sistemica. Confezione da 1 flaconcino. La risoluzione si è verificata in 63 pazienti (72,4%) con un tempo mediano alla risoluzione di 6,1 settimane (range: 0,1-96,7+); il simbolo + denota un’osservazione censurata. I risultati preliminari mostrano che l’immunosoppressione sistemica dopo l’inizio del trattamento con nivolumab non sembra precludere la risposta a nivolumab. Se il paziente sviluppa segni o sintomi di miotossicità, deve essere attuato un monitoraggio stretto ed il paziente deve essere immediatamente inviato dallo specialista per la valutazione ed il trattamento. La Tabella 7 riporta la percentuale delle reazioni avverse immuno-correlate nei pazienti che hanno interrotto permanentemente il trattamento per regime di dosaggio. In caso di sospette reazioni avverse immuno-correlate, devono essere effettuate delle valutazioni adeguate per confermare l’eziologia o per escludere altre cause. Oltre 15 settimane di follow-up, i pazienti trattati con nivolumab hanno mostrato PROs stabili, mentre quelli assegnati alla terapia a scelta dello sperimentatore hanno mostrato riduzioni significative della funzionalità (ad es., fisica, di ruolo, sociale) e dello stato di salute, così come un incremento della sintomatologia (ad es., affaticamento, dispnea, riduzione dell’appetito, dolore, problemi sensoriali, problemi di contatto sociale). Nello studio nel NSCLC non squamoso (CA209057) il profilo di sicurezza nei pazienti con compromissione renale o epatica al basale è stato comparabile a quello nella popolazione complessiva. La sicurezza e l’efficacia di nivolumab 3 mg/kg in associazione ad ipilimumab 1 mg/kg per il trattamento del RCC avanzato/metastatico sono state valutate in uno studio di fase 3, randomizzato, in aperto (CA209214). Sono stati valutabili per l’efficacia, un totale di 270 pazienti che avevano ricevuto nivolumab somministrato per via endovenosa, in un periodo di 60 minuti, alla dose di 3 mg/kg ogni 2 settimane con un follow-up minimo di 8,3 mesi. Reazioni Avverse da Farmaci: come segnalarle? L’interazione del PD-1 con i ligandi PD-L1 e PD-L2, che sono espressi dalle cellule presentanti l’antigene e che possono essere espressi dalla cellula tumorale o da altre cellule nel microambiente tumorale, comporta l’inibizione della proliferazione delle cellule T e della secrezione delle citochine. L’età mediana era pari a 55 anni (range: 18-86), il 58% dei pazienti erano maschi ed il 95% erano bianchi. Le misure di esito co-primario erano la sopravvivenza libera da progressione e l’OS. Nivolumab usato in monoterapia (vedere paragrafo 4.2). Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 1,8 mesi (range: 0,0-26,6). mg/kg ogni 2 settimane. In caso di aumento della creatinina sierica di grado 2 o 3, nivolumab o nivolumab in associazione ad ipilimumab deve essere sospeso e devono essere iniziati i corticosteroidi equivalenti ad una dose di 0,5-1 mg/kg/die di metilprednisolone. co-stimolazione delle cellule T o le pathway dei checkpoint). – – -- – – Ipilimumab (eventi: 245/315), mediana e 95% IC: 2,89 (2,79; 3,42). I pazienti che avevano metastasi cerebrali trattate erano eleggibili se da un punto di vista neurologico erano tornati alla situazione basale almeno 2 settimane prima dell’arruolamento, e che o non erano in trattamento con corticosteroidi, o erano trattati con una dose stabile o decrescente equivalente a < 10 mg al giorno di prednisone. Ad ogni prescrizione, deve essere consegnata al paziente la scheda di allerta per il paziente. insufficienza surrenalica, ipopituitarismo, ipofisite, Disturbi del metabolismo e della nutrizione, Polineuropatia, neuropatia autoimmune (inclusa paresi del nervo facciale e abducente), sindrome di Guillain-Barré, demielinizzazione, sindrome miastenica, encefalite, Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche, Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo, vitiligine, cute secca, eritema, alopecia, Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo, Sindrome di Sjogren, miopatia, miosite (inclusa polimiosite), Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione, piressia, edema (incluso edema periferico), aumento di AST, aumento di ALT, aumento della fosfatasi alcalina, aumento della lipasi, aumento della amilasi, ipocalcemia, aumento della creatinina, iperglicemia, aumento della bilirubina totale, ipoglicemia, ipermagnesiemia, ipernatremia, diminuzione di peso, polmonite, infezione delle alte vie respiratorie, polmonite, infezione delle alte vie respiratorie, congiuntiviti, reazione correlate all’infusione, ipersensibilità, sindrome di Guillain-Barré, polineuropatia, neurite, paralisi del nervo peroneo, neuropatia autoimmune (inclusa paresi del nervo facciale e, polineuropatia, neuropatia autoimmune (inclusa paresi del nervo facciale e abducente), miastenia gravis, aritmia (inclusa aritmia ventricolare), miocardite. La risoluzione si è verificata in 64 pazienti (45,4%). Rispetto a nivolumab in monoterapia, un aumento della PFS per l’associazione nivolumab ed ipilimumab è stato accertato solo nei pazienti con bassa espressione tumorale del PD-L1. Il quarantadue percento dei pazienti aveva un melanoma con mutazione BRAF V600 positiva mentre il 45% dei pazienti era BRAF wild type ed il 13% dei pazienti aveva uno status BRAF non noto. I campioni di tessuto tumorale pre-studio erano sistematicamente raccolti prima della randomizzazione al fine di condurre le analisi di efficacia pre-pianificate in accordo all’espressione tumorale del PD-L1. Studio Medico in Roma zona EUR-Torrino Nord, cerca segretaria. Diabete mellito di grado 1, di grado 2, di grado 3 e di grado 4 e chetoacidosi diabetica di grado 4 sono stati riportati ciascuno nello 0,2% (1/448) dei pazienti. metastasi epatiche, metastasi viscerali, emoglobina al basale <10g/dL e performance status ECOG = 1) possono contribuire al risultato clinico. In modelli singenici murini di tumore, il duplice blocco di PD-1 e CTLA-4 ha indotto un’attività anti-tumorale sinergica. I risultati di efficacia basati sui tassi di risposta valutati dagli sperimentatori alla settimana 12 sono mostrati, di seguito, nella Tabella 10. I pazienti con un performance status al basale pari a 2 sono stati inclusi nello studio CA209171 (vedere paragrafo 5.1). Entrambi agiscono stimolando le cellule del sistema immunitario. Il tempo mediano all’insorgenza di queste endocrinopatie è stato di 1,9 mesi (range: 0,0-22,3). OPDIVO in associazione ad ipilimumab è indicato per il trattamento in prima linea di pazienti adulti con carcinoma a cellule renali avanzato a rischio intermedio/sfavorevole (vedere paragrafo 5.1). Per le condizioni di conservazione dopo la preparazione della soluzione per infusione, vedere paragrafo 6.3. Il tempo mediano all’insorgenza è stato. Complicanze del trapianto di cellule staminali emopoietiche (HSCT) allogenico nel linfoma di Hodgkin classico. paragrafi 4.5 e 5.1). In caso di sovradosaggio, i pazienti devono essere sottoposti a stretto monitoraggio per individuare segni o sintomi di reazioni avverse e deve essere istituito immediatamente un appropriato trattamento sintomatico. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 0,9 mesi (range: 0,0-17,9). Nella popolazione con melanoma metastatico non precedentemente trattato, la frequenza delle reazioni avverse cardiache è stata più bassa nel gruppo nivolumab rispetto al gruppo dacarbazina. Se vi è un peggioramento o non vi è alcun miglioramento nonostante l’inizio dei corticosteroidi, nivolumab in monoterapia deve essere interrotto permanentemente. Questi passi in avanti sono approfonditi oggi in una conferenza stampa virtuale. Il trattamento oltre la progressione iniziale definita dallo sperimentatore in base ai RECIST versione 1.1 è stato permesso in pazienti che ricevevano nivolumab, se il paziente manifestava un beneficio clinico e tollerava il farmaco in studio, in base a quanto stabilito dallo sperimentatore. Figura 9: Curva di Kaplan-Meier per l’OS (CA209057), ──∆─── Nivolumab 3 mg/kg (eventi: 190/292), mediana 95% IC: 12,19 (9,66; 14,98), – – -- – – Docetaxel (eventi: 223/290), mediana e 95% IC: 9,36 (8,05; 10,68). a OS e PFS sono state stimate utilizzando il metodo di Kaplan-Meier. La maggior parte delle reazioni erano da lievi a moderate (grado 1 o 2). Risultati preliminari derivanti dal follow-up di pazienti con cHL sottoposti ad HSCT allogenico, dopo una precedente esposizione a nivolumab, hanno mostrato un numero più alto del previsto di casi di malattia acuta del trapianto verso l’ospite (GVHD) e di mortalità correlata al trapianto (TRM). Per informazioni aggiuntive sul profilo di sicurezza di ipilimumab in monoterapia, si prega di fare riferimento all’RCP di ipilimumab. Al miglioramento, la somministrazione di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab può essere ripresa dopo la sospensione graduale dei corticosteroidi, ove necessario. Nel gennaio del 2019, la combinazione tra ipilimumab e nivolumab … Dose totale di nivolumab in mg = peso del paziente in kg × dose prescritta in mg/kg. pazienti sottoposti a precedente terapia con anti-PD-1, anti-PD-L1, anti-PD-L2, anti-CD137, o anticorpi anti CTLA-4 (incluso ipilimumab o qualsiasi altro anticorpo o farmaco che specificatamente ha come target la co-stimolazione delle cellule T o le pathway dei checkpoint). Tuttavia, sulla base del suo meccanismo d’azione, l’esposizione fetale a nivolumab può aumentare il rischio di sviluppare disturbi immuno-correlati o di alterare la normale risposta immunitaria; disturbi. Immunoterapia: meccanismo di azione dei farmaci L’immunoterapia del cancro consiste nella somministrazione di farmaci che stimolano il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali come estranee e a eliminarle attraverso una reazione immunitaria. Il tempo mediano all’insorgenza è stato. Rispetto a nivolumab in monoterapia, un aumento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) e della sopravvivenza globale (OS) per l’associazione nivolumab ed ipilimumab è stato stabilito solo in pazienti con una bassa espressione tumorale del PD-L1 (vedere paragrafì 4.4 e 5.1). Degli 811 pazienti trattati, 103 (13%) avevano un performance status ECOG pari a 2, 686 (85%) avevano un età < 75 anni e 125 (15%) avevano un età ≥ 75 anni. Dagli studi clinici registrativi nel NSCLC sono stati esclusi i pazienti con un performance status al basale ≥ 2, metastasi cerebrali attive o malattia autoimmune, malattia polmonare interstiziale sintomatica, ed i pazienti che avevano ricevuto, prima di entrare nello studio, immunosoppressori per via sistemica (vedere paragrafì 4.5 e 5.1). Un flaconcino da 4 mL contiene 40 mg di nivolumab. sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V. Negli studi clinici non sono stati riportati casi di sovradosaggio. Se il paziente ha sviluppato la SJS o la TEN con l’uso di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab, si raccomanda l’interruzione permanente del trattamento (vedere paragrafo 4.2). Nivolumab è un immunomodulatore, che agisce con meccanismo anti-PD-1.Un recettore presente sui linfociti T e che favorisce lo sviluppo del tumore eludendo il controllo del sistema immunitario. J Malattie del pericardio è un termine composto che include pericarditi, versamento pericardico, tamponamento cardiaco e sindrome di Dressler. L’OS mediana era di 9,7 mesi (95% IC:7,26; 16,16) ed il tasso di OS stimato era del 69,2% (IC: 57,7; 78,2) a 6 mesi e 45,6% (IC: 34,2; 56,3) a 12 mesi. L’infusione di OPDIVO non deve essere somministrata nella stessa linea endovenosa in concomitanza ad altre sostanze. Studio randomizzato di fase 3 di nivolumab in monoterapia vs. everolimus (CA209025). Può essere necessario posticipare la somministrazione o interrompere il trattamento in base alla sicurezza ed alla tollerabilità individuali. Le caratteristiche basali erano generalmente bilanciate tra i due gruppi. La misura di esito di efficacia primaria era l’ OS. Sicurezza ed efficacia nei pazienti anziani. k Anemia è un termine composito che include, tra le altre cause, anemia emolitica ed anemia autoimmune. La popolazione di efficacia primaria includeva quei pazienti a rischio intermedio/sfavorevole con almeno 1 o più dei 6 fattori di rischio prognostici secondo i criteri International Metastatic RCC Database Consortium (IMDC) (meno di un anno dal momento della diagnosi iniziale del carcinoma a cellule renali alla randomizzazione, performance status Karnofsky <80%, emoglobina inferiore al limite inferiore della norma, calcio corretto superiore ai 10 mg/dL, conta piastrinica superiore al limite superiore della norma, e conteggio assoluto dei neutrofili superiore al limite superiore della norma). Propolgemma: meccanismo d’azione. h p-value è confrontato ad alpha 0,009 al fine di raggiungere significatività statistica. L’età mediana era pari a 62 anni (range: 18-88) con il 40% di pazienti di età  65 anni ed il 9% di età  75 anni. Le misure di esito aggiuntive comprendevano la durata ed il tempo alla risposta. Al miglioramento, la somministrazione di nivolumab o di nivolumab in associazione ad ipilimumab può essere ripresa dopo la sospensione graduale dei corticosteroidi, ove necessario. Lo studio CA209039 è uno studio di Fase 1b in aperto, multicentrico, di dose-escalation, a più livelli di dose di nivolumab nei tumori maligni ematologici recidivanti/refrattari, che includeva 23 pazienti con cHL trattati con nivolumab in monoterapia alla dose di 3 mg/kg; tra questi, 15 pazienti avevano ricevuto un precedente trattamento con brentuximab vedotin come terapia di salvataggio dopo ASCT, come nella Coorte B dello studio CA209205. Può essere prescritto dalla seconda linea di terapia nel carcinoma squamoso avanzato e nella seconda e terza linea nell’adenocarcinoma avanzato. L’inibizione mediata dall’associazione di nivolumab (anti-PD-1) ad ipilimumab (anti-CTLA-4) migliora le risposte anti-tumorali nel melanoma metastatico. Il 4% dei pazienti aveva storia di metastasi cerebrali ed il 37% dei pazienti aveva, all’ingresso nello studio, livelli di LDH al basale superiori al LSN. Questi pazienti non sono stati valutati come parte della popolazione di efficacia primaria. *Come da indicazione in monoterapia nel paragrafo 4.1. Sintomi-B erano presenti, al basale, nel 22% (53/243) dei pazienti nello studio CA209205. Il meccanismo d’azione dell’immunoterapia è diverso dai chemioterapici: mentre i farmaci chemioterapici hanno un effetto diretto sulle cellule tumorali, l’immunoterapia stimola il sistema immunitario del paziente contro il tumore. Nei pazienti trattati con nivolumab 3 mg/kg in associazione ad ipilimumab 1 mg/kg nel RCC, l’incidenza di nefrite o disfunzione renale è stata del 8,8% (48/547). h Evento successivo alla commercializzazione (vedere anche paragrafo. Save my name, email, and site URL in my browser for next time I post a comment. Il meccanismo d’azione dell’immunoterapia è diverso dai chemioterapici: mentre i farmaci chemioterapici hanno un effetto diretto sulle cellule tumorali, l’immunoterapia stimola il sistema immunitario del paziente contro il tumore. La maggior parte dei pazienti (75%) aveva malattia in stadio M1c all’ingresso nello studio. La risoluzione si è verificata in 192 pazienti (72,2%) con un tempo mediano alla risoluzione di 11,6+ settimane (range: 0,1-126,7+). I pazienti dovevano avere un performance status ECOG pari a 0 o 1. i Riportato negli studi clinici e nella fase successiva all’immissione in commercio. Con un follow-up minimo di 9 mesi, l’ORR confermato come valutato dallo sperimentatore era del 24,4%. Non sono state riportate endocrinopatie di grado 5. Per l’infusione, utilizzare una linea di infusione separata. Non è noto se nivolumab sia escreto nel latte materno. Nivolumab è un anticorpo monoclonale immunoglobulina G4 (IgG4) umano (HuMAb), che si lega al. < 50%) o assente espressione tumorale del PD-L1 possono essere a maggior rischio di morte nei primi 3 mesi. Sulla base del modello dose/esposizione che valuta l’efficacia e la sicurezza, non vi sono differenze clinicamente significative nell’efficacia e nella sicurezza tra una dose di nivolumab di 240 mg ogni 2 settimane o 3 mg/kg ogni 2 settimane. e Rash è un termine composito che include, rash maculopapulare, rash eritematoso, rash pruriginoso, rash follicolare, rash maculare, rash morbilliforme, rash papulare, rash pustulare, rash papulosquamoso, rash vescicolare, rash generalizzato, rash esfoliativo, dermatite, dermatite acneiforme, dermatite allergica, dermatite atopica, dermatite bollosa, dermatite esfoliativa, dermatite psoriasiforme, eruzione da farmaci e pemfigoide. Il trattamento con nivolumab può aumentare il rischio di GVHD severa e di morte in pazienti che siano stati precedentemente sottoposti a HSCT allogenico, principalmente in quelli che abbiano avuto una precedente storia di GVHD. Diarrea e colite persistenti devono essere trattate con i corticosteroidi equivalenti ad una dose di 0,5-1 mg/kg/die di metilprednisolone. Il tempo mediano all’insorgenza della risposta obiettiva è stato 3,5 mesi (range: 1,4-24,8 mesi) dopo l’inizio del trattamento con nivolumab. Figura 11: Curva di Kaplan-Meier per l’OS nei pazienti con rischio intermedio/sfavorevole (CA209214), 425 399 372 348 332 317 306 282 257 201 102 33 4 0, 422 387 352 316 288 253 233 216 196 147 87 36 3 0, Nivolumab + ipilimumab (eventi: 166/425), mediana e 95.0% IC: NA (32.49, NA) Sunitinib (eventi: 209/422), mediana e 95.0% IC: 26.97 (22.08, 34.83). Nei pazienti trattati con nivolumab 3 mg/kg in associazione ad ipilimumab 1 mg/kg nel RCC, l’incidenza di polmonite, inclusa la malattia polmonare interstiziale, è stata del 6,2% (34/547). Inoltre, sulla base di queste valutazioni, non ci sono state. Casi di grado 2, grado 3 e grado 4 sono stati riportati, rispettivamente, nel 4,8% (26/547), 6,6% (36/547) e 1,6% (9/547) dei pazienti. per via endovenosa ogni 3 settimane per le prime 4 dosi. (95% IC: 26; 44) a 4 anni, e 34% (95% IC: 25; 43) a 5 anni (follow-up minimo di 45 mesi).

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